Anni
fa esisteva la morra, poi le carte, le birre o i calici di rosso
scommessi al calcio balilla. Amicizie nascevano e morivano ai
tavolini dei circoli, specialmente nei più piccoli paesi della
provincia. Ma almeno si parlava e nuova gente entrava "nel
giro". Oggi tutto questo va via via riducendosi, fin quasi a
scomparire, con l’avvento della tecnologia che rivoluzione
spesso anche il tempo libero. Così il videopoker cambia le
abitudini di numerosi frequentatori dei bar. Un’amica gerente di
uno di questi – in un piccolo centro dell’Alto Varesotto e che
chiamiamo Anna per motivi di discrezionalità – accetta di
illustrare i retroscena di quello che sembra apparentemente un
gioco innocuo.
"Qui la gente si gioca interi stipendi in una sera –
inizia Anna – magari condendo l’uscita con un po’ d’alcool
che non guasta mai e tiene compagnia".
Già, perché non c’è bisogno di Anna per capire come molte di
queste persone, specialmente i pensionati, trovino nelle
macchinette una compagnia artificiale e pericolosa.
"I giocatori – continua Anna – possono sostanzialmente
dividersi in due categorie: quello saltuario, che sebbene si
faccia mangiare dalle macchinette 100 o 200 mila a botta, non ha
un vizio vero e proprio, e perde i soldi con la stessa
disinvoltura con le quali si passa una serata al casinò. Poi
vengono i veri e propri "malati" del gioco: anziani, ma
anche giovani, con un lavoro fisso, che vedono nella slot
una costosa alternativa alla televisione. Qui ho visto gente
giocare anche più di un milione a sera, anziani con mazzette di
centomila che supplicavano di non chiudere il locale, oramai a ora
tarda, per non perdere la possibilità di giocare nella stessa
macchina e sperare così di rivincere quanto puntato".
La legge dispone che le vincite non possano venir riscosse in
contanti, bensì in buoni consumazione emessi dal gestore e
spendibili nel locale. Ma così non avviene. Anna spiega infatti
che tutti i gestori pagano in contanti e si instaura un rapporto
di fiducia tra chi gioca e chi gestisce l’attività che ospita
le macchinette: "se entra una faccia nuova a giocare, e
vince, gli facciamo il buono consumazione, perché potrebbe essere
un controllo della Finanza e allora sarebbero guai seri. I
giocatori abituali…quelli no, li paghiamo in contanti".
I gettoni per puntare sono da 500 lire, ma di solito la giocata
minima è di 10 mila lire. Si scelgono carte o simboli che la
macchina fa apparire a caso sul video, e si vince quando questi
corrispondono ad una combinazione ideale. A qual punto il
videopoker viene bloccato e il gestore segna i punti totalizzati
dal giocatore o è quest’ultimo che si reca alla cassa per
riscuotere la vincita grazie ad un talloncino emesso dalla
macchina.
Ma quanto si guadagna con un "giro" di questo genere?
"E’ un meccanismo semplice – conclude Anna - : si fa la
differenza tra i soldi giocati e quelli vinti, la metà va al
gestore dell’attività, mentre il rimanente 50% viene
corrisposta al proprietario della macchina, che ne cura l’installazione
e la manutenzione. In provincia esistono bar che guadagnano
milioni solo con questo meccanismo, riducendo di molto gli incassi
derivanti dalle altre attività proprie di un esercizio pubblico.
E’ quasi sempre la macchina a vincere"
Sono scene tristi e non è facile "legare" coi
giocatori. In un altro bar della zona si ripete un copione già
visto: questa volta è una donna in stato interessante che
continua a giocare, ma evidentemente le va male. Uno sguardo al
barista che la vede uscire dal bar e il commento dell’uomo è
lapidario: "oggi la fortuna non gira, ma tanto il bancomat è
vicino e tra poco sarà ancora qui".