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Ore 17.59.06
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01/06/07
Il comunicato dei Popolari

Sulla vendita di Aspem la Giunta non riesce a decidere

Aspem, un affare che deve riguardare anche i piccoli comuni

«Nessun bilancio in rosso nei conti del comune» e Aspem resta alla finestra

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Varese – "Metodi inaccettabili...mi sento offeso anche come cittadino". L'assessore al bilancio molla. Le ragioni spiegate in questa intervista
Lazzari si dimette: la "colpa" è dei partiti

La giunta di Varese accantona definitivamente la privatizzazione di Aspem, rinuncia a 65 miliardi e l’assessore al bilancio Costantino Lazzari (a sinistra nella foto), che da due anni gestiva la delicata questione, si dimette. La "consecutio" degli avvenimenti non è proprio esatta, ma la concatenazione logica sì: Fumagalli perde il responsabile delle finanze, che motiva la sua decisione non tanto con il merito della questione Aspem, quanto con l’ingerenza dei partiti, rei di aver sconfessato ed esautorato il governo della città. «I metodi usati li trovo inaccettabili e mi sento anche un po’ offeso come cittadino. Il potere è necessario quando viene usato per perseguire interessi generali, dei cittadini. Ma se diventa un esercizio fine a se stesso, una pretesa di "voglio, posso e comando" a cui ci si deve adeguare, allora dico no». Uno scatto d’orgoglio del genere, davvero tanto raro, Costantino Lazzari l’ha messo nero su bianco in una lettera inviata sabato al sindaco. «Le mie sono ragioni di metodo – racconta l’ormai ex assessore – credo che certe valutazioni e certe decisioni vadano prese nelle sedi opportune e queste non devono semplicemente soddisfare le aspettative dei partiti».

Il caso Aspem è stato dunque il detonatore del malcontento?
«Ho appreso dal giornale che alcuni esponenti di maggioranza avevano deciso di cancellare la gara. Resto del convincimento che per l’interesse dei varesini la vendita andasse proseguita comunque: quando mai vedremo ancora 65 miliardi? Ma non mi sono certo dimesso per una diversità d’opinione: siamo in democrazia e se mi avessero convinto che mi stavo sbagliando il problema si sarebbe risolto. Il punto invece è che le segreterie dei partiti hanno discusso, non la giunta. Ma questa ingerenza l’ho avvertita non solo nel caso dell’Aspem, anche in quello di Varese Risorse…»

Varese Risorse? Questa ci è nuova: proviamo a raccontarla.
«Occorreva nominare l’amministratore delegato di Varese Risorse, una società in cui il Comune ha il 60 per cento del capitale; porto la questione in giunta, ma la faccio precedere da un documento di un’ovvietà imbarazzante. Chiedo che vengano ribaditi tre concetti: che scopo della società sia perseguire l’interesse dei cittadini nel rispetto della legge; che il consiglio di amministrazione si faccia interprete degli interessi dell’intera società; che l’amministratore delegato venga nominato dal consiglio d’amministrazione. E’ come scrivere che l’acqua è bagnata, un’ovvietà. Ma non con l’aria che tira, tant’è vero che il mio documento non viene né discusso né votato perché giudicato politicamente inopportuno».

Cosa significa politicamente inopportuno?
«Suppongo che in altre sedi s’è deciso diversamente ma non in base ai criteri da me espressi».

Dunque come se ne esce?
«Mi va bene tutto. Mi va bene ogni decisione, ma voglio che essa venga presa sulla base di criteri certi. Ho l’impressione che i partiti siano tornati ad esprimere un "voglio, posso e comando", non l’interesse dei cittadini. Il potere espresso in questo modo è inaccettabile. Mi ero iscritto alla Lega Nord, ma quattro anni fa ne sono uscito ritenendo che anche in quel movimento si stessero facendo strada troppi giochi di potere. Paradossalmente pochi mesi dopo la mia decisione Fumagalli mi ha offerto di diventare assessore. Gliene sono grato perché mi ha dato l’opportunità di mettermi al servizio della città di Varese».

Dimissioni irrevocabili?
«Ho una certa età, una certa esperienza: dubito che il comportamento dei partiti cambierà per compiacere Costantino Lazzari. Mi piacerebbe molto che dalle mie decisioni nascesse però un dibattito serio sul rapporto tra cittadini, istituzioni e partiti».

Claudio Del Frate

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