La
giunta di Varese accantona definitivamente la privatizzazione di
Aspem, rinuncia a 65 miliardi e l’assessore al bilancio
Costantino Lazzari (a
sinistra nella foto), che
da due anni gestiva la delicata questione, si dimette. La
"consecutio" degli avvenimenti non è proprio esatta, ma
la concatenazione logica sì: Fumagalli perde il responsabile
delle finanze, che motiva la sua decisione non tanto con il merito
della questione Aspem, quanto con l’ingerenza dei partiti, rei
di aver sconfessato ed esautorato il governo della città. «I
metodi usati li trovo inaccettabili e mi sento anche un po’
offeso come cittadino. Il potere è necessario quando viene usato
per perseguire interessi generali, dei cittadini. Ma se diventa un
esercizio fine a se stesso, una pretesa di "voglio, posso e
comando" a cui ci si deve adeguare, allora dico no». Uno
scatto d’orgoglio del genere, davvero tanto raro, Costantino
Lazzari l’ha messo nero su bianco in una lettera inviata sabato
al sindaco. «Le mie sono ragioni di metodo – racconta l’ormai
ex assessore – credo che certe valutazioni e certe decisioni
vadano prese nelle sedi opportune e queste non devono
semplicemente soddisfare le aspettative dei partiti».
Il caso Aspem è stato dunque il
detonatore del malcontento?
«Ho appreso dal giornale
che alcuni esponenti di maggioranza avevano deciso di cancellare
la gara. Resto del convincimento che per l’interesse dei
varesini la vendita andasse proseguita comunque: quando mai
vedremo ancora 65 miliardi? Ma non mi sono certo dimesso per una
diversità d’opinione: siamo in democrazia e se mi avessero
convinto che mi stavo sbagliando il problema si sarebbe risolto.
Il punto invece è che le segreterie dei partiti hanno discusso,
non la giunta. Ma questa ingerenza l’ho avvertita non solo nel
caso dell’Aspem, anche in quello di Varese Risorse…»
Varese Risorse? Questa ci è nuova:
proviamo a raccontarla.
«Occorreva nominare l’amministratore
delegato di Varese Risorse, una società in cui il Comune ha il 60
per cento del capitale; porto la questione in giunta, ma la faccio
precedere da un documento di un’ovvietà imbarazzante. Chiedo
che vengano ribaditi tre concetti: che scopo della società sia
perseguire l’interesse dei cittadini nel rispetto della legge;
che il consiglio di amministrazione si faccia interprete degli
interessi dell’intera società; che l’amministratore delegato
venga nominato dal consiglio d’amministrazione. E’ come
scrivere che l’acqua è bagnata, un’ovvietà. Ma non con l’aria
che tira, tant’è vero che il mio documento non viene né
discusso né votato perché giudicato politicamente inopportuno».
Cosa significa politicamente
inopportuno?
«Suppongo che in altre
sedi s’è deciso diversamente ma non in base ai criteri da me
espressi».
Dunque come se ne esce?
«Mi va bene tutto. Mi va
bene ogni decisione, ma voglio che essa venga presa sulla base di
criteri certi. Ho l’impressione che i partiti siano tornati ad
esprimere un "voglio, posso e comando", non l’interesse
dei cittadini. Il potere espresso in questo modo è inaccettabile.
Mi ero iscritto alla Lega Nord, ma quattro anni fa ne sono uscito
ritenendo che anche in quel movimento si stessero facendo strada
troppi giochi di potere. Paradossalmente pochi mesi dopo la mia
decisione Fumagalli mi ha offerto di diventare assessore. Gliene
sono grato perché mi ha dato l’opportunità di mettermi al
servizio della città di Varese».
Dimissioni irrevocabili?
«Ho una certa età, una
certa esperienza: dubito che il comportamento dei partiti
cambierà per compiacere Costantino Lazzari. Mi piacerebbe molto
che dalle mie decisioni nascesse però un dibattito serio sul
rapporto tra cittadini, istituzioni e partiti». |