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01/06/07
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Musica- Il cantautore milanese si è esibito alla Fiera di Varese.Due ore di concerto: una grande voce, tanta grinta e la voglia di ricominciare
Eugenio Finardi, omaggio agli States

Demetrio Stratos sarebbe certamente orgoglioso di questo suo allievo. Con quella voce particolarissima, quasi singhiozzante, che non perde una nota che è una e arriva dappertutto, Eugenio Finardi ha dato spettacolo per quasi due ore, come se trent'anni di carriera  non pesassero affatto.

Accompagnato da un'ottima band, Finardi ha dato vita ad un concerto che ha colpito per intensità e grinta. Per lui, che è anche figlio dell'America, quella a stelle e strisce, era un appuntamento particolare. I fatti di New York e Washington hanno lasciato il segno, a maggior ragione in chi, come Finardi, ha criticato duramente, in più di una canzone, il sistema americano . "Solitamente l'inizio del concerto è più scenografico - ha detto appena salito sul palco - però ciò che è successo negli Stati Uniti, appena una settimana fa, merita e impone più concentrazione e raccoglimento. Penso anche che per un po' di tempo non canterò più Dolce Italia".

La differenza tra un artista e un lavorante dello spettacolo sta in questo scarto, nella capacità di rigenerarsi e di ritrovarsi, nonostante tutto e nonostante la vita. "Costantinopoli" ha aperto il concerto. Scelta azzeccata e un messaggio diretto al pubblico. Costantinopoli come New York, città libera e aperta, antitesi della chiusura e della xenofobia, incroci di culture e melting pop. Un crescendo in cui Finardi ha riproposto il meglio del suo vasto repertorio, ricreando atmosfere intime con canzoni come Patrizia, Non è nel cuore, Un uomo, Le ragazze di Osaka, La forza dell'amore senza rinunciare alla carica che lo ha sempre contraddistinto. Particolare per interpretazione e arrangiamento la canzone Uno di noi , cover di One of us di Joan Osborne, canzone tradotta di getto durante un concerto della cantautrice al Roseland Theatre di New York.

Un cantante ha sempre una canzone di un collega che avrebbe voluto incidere, per lui era "I giardini di marzo", il capolavoro di Battisti e Mogol. Un attacco sbagliato, troppo alto, e le scuse al pubblico. E anche in questo Finardi si dimostra un grande artista. Ricomincia. Scende con  la voce a pescare note impossibili, fino alla risalita e all'ovazione finale. "Le canzoni servono ad imbottigliare le emozioni. Quando ho deciso di incidere I giardini di marzo attraversavo un periodo doloroso, non riuscivo a cantare. Allora quando mi è stato proposto dalla casa discografica di incidere con altri artisti una canzone in omaggio a Battisti, la mia condizione, per accettare, era di cantare quella canzone. I giardini di marzo, insieme a Non è Francesca interpretano perfettamente il sentimento di chi si sente tradito e quella canzone era il modo per farmi superare  quel dolore."

Il pubblico ha cantato, ha ballato e ha ascoltato le confessioni di un padre con attenzione, sussurrando con delicatezza le parole di Amore diverso, canzone nata per non essere un disco. "E' la più pura, quella che amo di più. L'ho cantata ai miei figli nella culla, a tre generazioni: da Elettra, che oggi a diciannove anni, fino alla piccola Francesca che ne ha due". Un Finardi generoso che non si è risparmiato nemmeno nel bis. Un finale con i pezzi storici da Diesel a La radio , da Extrarrestre a Laura degli Specchi, per finire con la dura In trappola. 

Michele Mancino

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