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Ore 18.12.07
Giorno
01/06/07
Speciale Palestina -  Nata quindi anni fa a Saronno da genitori egiziani, Randa Ghazy ha scritto una storia d'amicizia e paura al tempo dell'Intifada

«Gli europei indifferenti davanti 
al dramma della Palestina» 


Ha quindici anni e il suo nome è già noto negli ambienti letterari italiani. La sua novella "Sognando Palestina" edita da Fabbri ha riscosso notevole successo. Randa Ghazy è nata a Saronno da genitori egiziani: «Sono stati loro, soprattutto mio padre, a trasmettermi una sensibilità particolare per ciò che avviene in Medio Oriente.»
"Sognando Palestina" è il racconto di un'amicizia tra un gruppo di ragazzi che vivono nei territori occupati: «Sono diverse esperienze di giovani che vivono quotidianamente con la paura nel cuore, a stretto contatto con i carri armati, con in mano le pietre. Ma sulla sfondo c'è anche una storia d'amore tra un palestinese e un'israeliana. La vicenda si conclude in modo tragico: con una sparatoria
nei pressi della loro casa».

Cosa l'ha spinta a scrivere questa novella?
«Ciò che sta avvenendo nei territori occupati mi coinvolge emotivamente. Ho cominciato ad interessarmi all'inizio della seconda Intifada. L'immagine di quel bambino che con il padre si è trovato tragicamente in mezzo ai proiettili ha suscitato in me sentimenti che non avevo mai provato prima: la consapevolezza del dramma che si sta consumando in quelle zone. La storia che racconto vuole essere anche una sorta di spiegazione di ciò che provano questi giovani che crescono con la paura e la rabbia in corpo. Volevo tentare di comunicare le motivazioni che spingono i ragazzi a farsi saltare in aria»

"Spiegare": ma ciò che sappiamo noi non è sufficiente per comprendere?
«La televisione italiana è limitata nelle informazioni e spesso è parziale. Vedo spesso trasmissioni dove gli ospiti sono solo di una parte e danno una visione distorta degli avvenimenti. Io, per essere aggiornata, vedo i canali arabi e leggo riviste egiziane. La disinformazione, comunque, ritengo sia generalizzata in tutt'Europa. Gli europei sono molto legati agli Stati Uniti e le opinioni sono omologate».

I suoi coetanei italiani, i suoi compagni di scuola, come vivono questo dramma?
«Nell'assoluta indifferenza. Non c'è consapevolezza della gravità del problema. Quando io mi indigno davanti a determinate notizie del giornale, loro mi guardano sconcertati. Ma l'indifferenza è generalizzata. Quando ho chiesto di poter organizzare nella mia scuola un incontro con l'associazione Italia Palestina mi sono scontrata contro un muro di indifferenza. "Non interessa" mi sono sentita ripetere da più parti».

Ma quale futuro ci può essere per quella terra?
«Uno scrittore ebreo una volta ha scritto che se ogni popolo rivendicasse la terra dei propri avi, il pianeta diventerebbe un manicomio.... La storia, comunque, è andata avanti: tornare indietro non si può. Ritenere che gli israeliani se ne debbano andare è impossibile. Il futuro può essere solo la pacifica coesistenza. Due stati confinanti con Gerusalemme capitale condivisa». 

Lei è mai stata in Palestina?
«Non ancora ma è il mio sogno più grande». 

Cosa Le fa pensare di aver colto lo stato d'animo di questi ragazzi dell'Intifada?
«Io, per le mie origini, vivo tra due mondi. Conosco l'Occidente ma comprendo anche il mondo arabo. Non ho studiato integralmente il Corano ma ho presente il significato di quelle frasi che i giovani palestinesi ripetono: sono invocazioni ad Allah. È la fede che li sostiene in questa loro guerra». 

Alessandra Toni
alessandra@varesenews.it

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