Beppe "The End" Lauri è in
ginocchio nel proprio angolo. L'incontro con l'ungherese non è ancora iniziato. Sembra
pregare, chiude gli occhi e guarda verso l'alto. Poco distante, il padre Augusto (nella foto) lo guarda, senza parlare. Ha gli occhi lucidi, un misto
di commozione e orgoglio, per quel figlio che tiene alto il nome di una tradizione
famigliare e per un dolore ancora troppo fresco, per poterlo nascondere in qualche
modo. Laszlo Herczeg appare tranquillo. Il
giacchino di raso blu e il massaggiatore che cerca di allentargli la tensione sulle
spalle. Lo annunciano. Tutti lo cercano, compreso l'occhio di bue, e lui è già sotto il
ring da un bel quarto d'ora. Ha l'aria un pò spaurita. Sale sul palco. Tra i due pugili
le bandiere delle rispettive nazioni e il corpulento arbitro tedesco.
Si attacca con gli inni, che, di questi tempi, sono diventati importanti: sul ring e sugli
spalti tutti stanno in piedi in religioso ascolto. Si parte con quello tedesco.
"Concordia e giustizia e libertà sono il pegno della felicità", romantico e
bello, in onore all'arbitro Arthur Elenjohn. Poi l'ungherese, grandioso e un po'
mitteleuropeo e infine quello di Mameli. Beppe Lauri si porta al centro del ring e si
copre con il tricolore. (sopra: Beppe Lauri)
Inizia l'incontro, un percorso lungo 12 riprese per la corona
intercontinentale Wbo categoria superleggeri. L'ungherese appare tonico, salta, si muove
molto sulle gambe, poco con il tronco. Beppe Lauri lo studia, guardia alta, ben coperto e
il jeb sinistro a cercare di scardinare la difesa dell'avversario. Herczeg appare veloce
nello scambio ravvicinato e il fatto che sia arrivato a questo appuntamento imbattuto dopo
11 incontri, la dice lunga sulla sua preparazione. Il primo round finisce in parità.
Herczeg sembra tranquillo più di Lauri, e si aggiudica il secondo round, più per la
quantità di colpi che non per qualità. L'ungherese sfugge al gancio potente
dell'italiano e lo pressa alle corde con azioni ripetute. Lauri sembra aspettare il
momento giusto. Osserva l'avversario che abbassa sempre in anticipo la guardia sinistra.
"The end" incassa bene un gancio sinistro, indietreggia e lascia partire a sua
volta un destro micidiale che piega le gambe all'avversario. Herczeg è al tappeto. Fa
leva sui gomiti e si rialza, barcolla, è frastornato. L'arbitro lo conta, lui
scuote la testa e alza le braccia. Lauri lo osserva quasi in uno stato ipnotico.
Riprendono a combattere e "The End" sembra trasformato, avanza e colpisce con
precisione micidiale. L'ungherese non recupera. Finisce il terzo, inizia il quarto e
arriva il quinto round. Herczeg incassa più di quanto dovrebbe, l'angolo lo assiste, ma
non vuole rinunciare all'incontro. L'arcata sopraccigliare destra è tumefatta. Il suo
viso appare ancora più emaciato di quanto già non lo sia normalmente. Abbassa la testa
di continuo cercando di impedire
a Lauri di colpire. Non ha più lucidità e non riesce a organizzare la sua azione. Il
sesto e il settimo round sono un crogiuolo di colpi che piovono addosso all'ungherese in
quantità e di potenza impressionanti. Il match doveva finire alla quinta ripresa, ma si
è già all'ottava. Lauri sente alzarsi il grido dei tifosi: "the end, the end"
e parte all'attacco. Herczeg non ce la fa più, volge le spalle all'avversario e si
rifugia nell'angolo. "This is the end". È la fine. La corona intercontinentale
Wbo è di Beppe Lauri, ma prima di abbandonarsi alla gioia, il pugile di Venegono
Superiore si lascia andare alla commozione. Prende il microfono e ringrazia con le lacrime
agli occhi il suo pubblico, accorso al PalaIgnis per sostenerlo. Guarda in alto, come
all'inizio nel proprio angolo, per trovare l'unica vera ragione di questa vittoria. |