Ha la faccia di un angelo,
ma sul ring picchia come un diavolo. Sul collo ha tatuato una pantera, simbolo di grinta e
coraggio. Sembra un monaco zen, esprime nei gesti e nelle parole una calma e una misura
inconsuete per un ragazzo di 23 anni che fa il pugile ed è campione italiano in carica
dei pesi welter. The ruler è il suo soprannome, significa "colui che
detta legge". Tony Lauri è considerato un talento cristallino della noble art,
perché unisce alla potenza una tecnica sopraffina. È salito sul ring a soli 7 anni e ha
un mito nel cuore che si chiama Marvin Hagler. Lui come il fratello Beppe, recente
campione intercontinentale WBO dei superleggeri, ha avuto un maestro deccezione, il
padre Augusto (foto sotto).
Iniziamo da qui. Che cosa vuol dire avere un padre allenatore?
«È un aspetto che ha i suoi pro e i suoi contro. Molti colleghi mi dicono che sono
fortunato e in parte è vero. È bello perché condividi molto, con lui poi cè un
ottimo rapporto, lo considero un amico. I contro sono rappresentati dal fatto che si
parla molto di pugilato ed essendo lui sempre vicino non ti risparmia mai le
critiche. Però è un ottimo maestro»
Che cosa pensa quando è sul ring. Si immedesima mai nel suo
avversario?
«Quando sei sul ring devi vincere una battaglia, non puoi lasciarti troppo andare.
Nellultimo incontro valido per il titolo italiano ho vinto per ko contro Vincenzo
Finzi, che è un mio amico e conosco da molti anni. Ho gioito per la vittoria, ma dopo
lincontro sono andato a salutarlo e a sincerarmi delle sue condizioni».
Lei ha dichiarato che non guarda mai le cassette del suo avversario, perché?
«Già salire sul ring è un traguardo e una prova di coraggio. Sapere o non sapere del
tuo avversario non cambia nulla, perché dopo i primi tre minuti dellincontro lo
conosci».
Uno pensa che un campione sia ricco. Lei vive di boxe?
«Assolutamente no. Faccio il metalmeccanico e lavoro su una fresa a controllo numerico.
Anche se sono un professionista non potrei vivere solo di boxe. Io sono stato fortunato
perché il mio datore di lavoro mi dà una mano, adesso in prossimità dellincontro
lavoro solo il pomeriggio. I miei compagni mi vengono a vedere, con loro cè un
ottimo rapporto».
La boxe coincide anche con il suo hobbie?
«Mi piace il ballo latinoamericano, ci vado con la mia fidanzata, aiuta a scaricarmi, è
divertente. Il destino è stato beffardo in questo caso perché il mio maestro di ballo è
un ex pugile di ottimo livello che a sua volta era un allievo di mio padre. Adesso io vado
da lui per imparare a ballare. Peppe e Claudia sono due grandi amici»
E che cosa le dice la sua fidanzata quando combatte?
«Lei è una pacifista e non ama gli sport cosiddetti violenti, anche se negli ultimi
tempi si sta avvicinando a questo sport con un altro approccio. Però quando devo
combattere è tesa molto più di me. La capisco perché quando non combatto
anchio sono tifoso, se poi sul ring sale mio fratello soffro particolarmente».
Si dice che il suo primo tentativo di
scalata al titolo italiano contro Messi a Bergamo lo abbia perso sugli spalti, perché?
«A Bergamo ci fu una rivincita con Luca Messi, a tifare per lui arrivò tutta la
curva dellAtalanta. Il match era a mio favore, e alcuni colleghi presenti mi
confermarono la buona prestazione dicendomi che in realtà avevo vinto io. I giudici in
quel caso subirono una pressione psicologica. Succede, poi la storia ha rimesso tutto a
posto»
Se avesse dei figli farebbe fare loro questo sport?
«Certo. Il pugilato non forma solo fisicamente, come comunemente si crede. Ti forma
caratterialmente perché richiede volontà, costanza e immensi sacrifici. Ti fa sviluppare
molto autocontrollo. La forza sta nel carattere e nellaccettazione del sacrificio.
Sia io che mio fratello non abbiamo mai avuto un problema nella vita di tutti i giorni. È
un esercizio continuo di autodisciplina».
Qual è il suo colpo migliore?
«Il montante sinistro al fegato. È un colpo non appariscente ma estremamente
efficace perché se lo tiri con precisione svuota completamente lavversario»
Le sue mani sono assicurate?
«No (sorride ndr)». |