Hockey-
Intervista ai due uomini di punta della Mastini: Coach Odino e al
direttore sportivo Teo Malfatti
«Il
ghiaccio a Varese tornerà rovente»
Frank Odino e Matteo (Teo) Malfatti. Il primo
porta il nome di un dio nordico, che ben si addice a chi vuole
ritornare nell'olimpo dell'hockey; il secondo è legato a doppio
filo con la città, per il passato di atleta e il presente di
manager sportivo. Due nomi che rappresentano un capitale di
esperienza e di passione necessari al rilancio della Mastini.
Saranno loro due i cardini su cui ruoterà la nuova sfida sportiva
lanciata dall'hockey a Varese
Coach
Odino perché ha accettato questa sfida?
«Perché amo questo sport. È difficile dimenticare l'odore e il
calore del ghiaccio, il clima dello spogliatoio. E poi, quando ho
visto l'anno scorso questa squadra, l'entusiasmo dei ragazzi e
dell'ambiente, ho capito che si poteva fare». (nella foto Frank Odino)
Che eredità le ha lasciato Igor Kosovic?
«Più che buona. Un gruppo di giovani tutti tra i 20 e i 22 anni,
bravi tecnicamente e molto motivati»
La società ha annunciato grandi
programmi, una risalita nella massima serie in tre anni. Questo
gruppo ce la puo' fare?
«Direi che la squadra esprime un tasso tecnico elevato e nello
scorso campionato lo ha dimostrato. Teniamo conto poi che il
campionato di B non è molto competitivo. Con l'innesto di due o
tre stranieri e il rientro di alcuni dei nostri, come Merzario,
Galli, Macchi non è esagerato dire che possiamo aspirare alla A2».
Malfatti
che cosa è successo a Varese dopo i grandi fasti degli anni
Ottanta ?
«Il declino dell'hockey non ha colpito solo la nostra città. C'è
stata un'involuzione in tutta la serie A per tutti gli anni
Novanta. Ora questa tendenza sembra essersi invertita. A Varese l'hockey
è stato grande e oggi c'è una spinta societaria per tornare a
quei livelli. L'ingresso dei Colombo ne è una dimostrazione»
(Nella foto: Matteo Malfatti)
Varese ha avuto comunque il merito di
mantenere accesa una fiammella con il settore giovanile.
«Certo, è stata una scelta giusta che oggi dà i suoi frutti.
Direi però che c'è un interesse di tutti al ritorno di Varese
nel grande hockey. Ad esempio, per Bolzano quella con Varese era
la sfida del campionato, una classica e il fatto che non ci sia più
nuoce anche a loro. A Varese rimangono problemi strutturali, come
il Palalbani. Le recenti dichiarazioni degli amministratori
comunali non fanno ben sperare. Di buono c'è che la convenzione
con l'attuale gestione è stata prolungata per tutto l'anno e
quindi possiamo fare un minimo di pianificazione. D'altronde gli
impianti più vicini sono quelli di Como e Milano».
Coach Odino perché secondo lei nella
vicina Svizzera l'hockey è uno sport così diffuso e seguito, è
solo un fatto di cultura sportiva?
«No, è un fatto di organizzazione. In Svizzera la federazione
funziona perfettamente. Le società sono invogliate ad investire
perché funziona tutto alla perfezione. Dopo due giorni che hai
finito il campionato conosci già il calendario del prossimo
campionato, sai quando avrai a disposizione il ghiaccio per
allenarti. Da noi è esattamente il contrario e con tanta
incertezza non si puo' creare un movimento intorno all'hockey ,
perché diventa difficile anche per gli allenatori organizzare la
squadra».
Nel 2006 ci saranno le Olimpiadi
invernali a Torino. Due anni fa alcuni giovani mastini furono
convocati nella nazionale under 19 e poi rimandati subito a casa
per fare spazio a giovani altoatesini. Per le prossime Olimpiadi i
giovani varesini hanno qualche chance?
«Penso di sì. Da sempre la gestione della federazione ha
prediletto alcune squadre a dispetto di altre. I nostri ragazzi
sono validi tecnicamente e quella è una chance che potranno
giocarsi se il progetto appena cominciato si realizzerà».