|
A
rischio la salute e il lavoro. È il titolo alquanto allarmante di
un volantino firmato dalle Rappresentanze Sindacali di Base della
Sanità che disegnano uno scenario prossimo venturo fatto di
tagli e di chiusure.
Varese, ma anche Azzate, Somma Lombardo e Castellanza, perderanno il
consultorio. Una chiusura che significa la fine di tanti servizi che
vanno dagli screnning, come il pap test, ad interventi di
prevenzione e/o assistenza alla gravidanza, alla nascita, al parto e
al dopo parto.
L'allarme è stato lanciato dopo la lettura di un documento datato
maggio 2002 da cui si evince che l'Azienda Sanitaria locale non ha
chiesto l'accreditamento per i 4 consultori. «L'Asl oltre ad
accreditare strutture private, deve anche chiedere l'accreditamento
per le proprie, condizione necessaria per svolgere
"legalmente" la propria funzione» fanno sapere i
sindacati.
Quindi, stando alla denuncia delle "RdB", i quattro
consultori oggi agirebbero in maniera illegale. «Nel documento
viene spiegato che i consultori non presentano gli standard
richiesti quanto a locali. Da qui la decisione di non procedere.
Inoltre, si legge, quasi a spiegazione della decisione, che sul
territorio esistono quattro consultori privati». Una motivazione
che non convince i sindacati secondo i quali i servizi forniti dal
consultorio pubblico differiscono da quelli del privato.
Di fatto, quindi, le donne di Varese dovranno rivolgersi ad Arcisate.
«Le amministrazioni comunali dovrebbero intervenire - auspicano i
sindacati - per evitare tanti e gravi disagi. Se , per esempio, il
comune trovasse uno spazio adeguato, l'Asl non potrebbe più tirarsi
indietro».
E se la chiusura dei consultori interesserà gli utenti, il futuro
per i posti di lavoro è una questione tutta interna anche se
altrettanto allarmante. A rischio ci sono i posti di un centinaio di
infermieri attualmente impegnati nell'assistenza Domiciliare
Integrata che dal primo luglio 2003, diventerà "esternalizzata"
cioè a carico di privati sotto la supervisione dell'Azienda
sanitaria.
E se questa è una certezza, incertezza c'è anche nei piccoli
ospedali, Tradate, Cittiglio, Luino, Angera, Somma e Cuasso al
Monte, che potrebbero uscire danneggiati dal taglio di posti letto,
5400, decisi nella sanità pubblica lombarda. Il presidente Roberto
Formigoni ha assicurato che non ci saranno chiusure ma possibili
riconversioni da riservare a malati cronici e riabilitazione.
|