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«Fare sistema vuol dire
confrontarsi tra le associazioni, tra i comuni e fra tutti gli
operatori che operano sul territorio per lo sviluppo dell'area
varesina e non solo, e in questo le associazioni di categoria non
debbono essere ingessate nel loro ruolo istituzionale ma hanno il
dovere di partecipare al confronto». Ha una visuale
"interventista" Enrico Ottolini, direttore dell'Api,
l'associazione che racchiude le piccole e medie imprese della
provincia di Varese, una delle pochissime associazioni di categoria ad aver
aderito al progetto Varese Europea. Perché così poche adesioni dal
mondo imprenditoriale e sindacale? E perché Api ha detto di sì a questa iniziativa?
«La possibilità di aderire ad un tavolo di lavoro per confrontare
idee e progetti ci è piaciuta sin dall'inizio - spiega Ottolini -.
L'idea di partecipare, assieme alla società civile, alla
progettazione per il rilancio del territorio rappresenta una sfida
impossibile da non raccogliere per un'associazione di categoria, per
questo non ci siamo sottratti ma anzi abbiamo operato da attori
principali. Qui viene data la possibilità di progettare, assieme
alle istituzioni, importanti scelte sul territorio, ma non più in
modo delegato, ma direttamente».
E proprio mentre è a Bruxelles a parlare con altri responsabili Api
delle province lombarde circa il futuro allargamento a est dell'Ue,
Ottolini si esprime anche sui i motivi che hanno spinto diverse
altre associazioni di categoria a non partecipare a Varese Europea.
«E' una storia che inizia da lontano, ma il fatto che non siano
entrate diverse realtà - spiega Ottolini - rappresenta la volontà
di molti di non voler cambiare lo status quo. Non si può
perdere un treno tanto importante per lo sviluppo del nostro
territorio. Molti affermano che Varese Europea sia in contrasto col
tavolo provinciale ma questo non è vero. Se così fosse saremmo noi
i primi ad uscire da questo progetto. Io non credo che le altre
associazioni non abbiano capito le potenzialità di Varese Europea.
Penso piuttosto che non si voglia uscire dal ruolo istituzionale in
senso stretto per intervenire in altre aree, come quella della
programmazione. Così facendo, però, si perde un'occasione d'oro»
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