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Ore 18.06.34
Giorno
01/06/07
 

Cocquio Trevisago – Grande preoccupazione ma anche fiducia nelle autorità sanitarie tra i genitori dei bambini della piccola comunità

«I nostri bambini non possono vivere sotto una campana di vetro»


Quindici bambini presenti su 54. E non è per la neve, solo qualche centimetro, che la maggior parte dei genitori non ha fatto uscire di casa i piccoli per portarli all’asilo infantile di via Tagliabò a Cocquio Trevisago. La paura non ha un nome in particolare, ma non si può certamente negare che tra i genitori esista eccome. Questo è il clima che si respira in paese nella mattina di oggi, 4 febbraio, dove le condizioni della bimba di sette mesi ricoverata in rianimazione a Varese sono interrogativi sulla bocca di tutti. La sorella, di quattro anni, frequenta l’asilo. Ma in realtà la situazione sembra essere sul piano medico del tutto sotto controllo, come hanno fatto sapere il sindaco, le autorità sanitarie e come dicono i genitori dei bambini che oggi sono andati regolarmente all’asilo e alla scuola elementare. Tra loro non si parla né di epidemia, né di contagio.
«L’allarme è comprensibile. È normale che qualcuno, per ignoranza o per altri motivi si spaventi di fronte a casi come quello del piccolo Paolo, ma non possiamo certo tenere i nostri bambini sotto una campana di vetro», dice infatti una nonna che ha appena portato il nipotino all’asilo e che ne ha un altro a casa, molto più piccolo. «Anch’io ho scelto di far andare il mio Andrea all’asilo – afferma un nonno, Angelo Guerino, che viene da Gavirate - : certo, la scorsa settimana eravamo sul chi va là, e lo abbiamo tenuto a casa due giorni, per dare tempo alla profilassi di fare il suo corso, ma poi non abbiamo esitato a far tornare il bambino a giocare coi suoi amichetti». La memoria, come è comprensibile, torna a tutti verso la sorte del piccolo Paolo, che due sabati fa non ce l’ha fatta, colpito da un’infezione le cui cause sono ancora ignote. E mentre Ghoulim Fouad, dopo aver accompagnato il piccolo Walid, tre anni, parla dell’allarme un po’ generalizzato per tutti i genitori del paese, una mamma esce dall’asilo tenendo per mano il suo bambino. Come mai lo porta a casa? «Lui non è stato vaccinato», risponde.
La paura è certamente generata dalla confusione prodotta dalle notizie che giungono ai genitori e che rimbombano di bocca in bocca. «L’asilo non è comunque il luogo dove si viene infettati – dice, decisa, una giovane mamma, Carolina Coter - : di certo mio figlio è più protetto dalle malattie qui che non al supermercato o in altri luoghi del genere».
Alle scuole elementari di via Roma, vicino al municipio, la situazione è meno caotica e sembra quasi normale. «Solo in una classe – affermano le maestre – una terza, ci sono cinque assenti su 12 alunni, una situazione del tutto normale, tenuto conto anche dell’influenza che in questi giorni sta colpendo grandi e piccini».

 

Andrea Camurani
andrea@varesenews.it

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