Torna a
Varese-laghi

E-mail



Ore 18.02.04
Giorno
01/06/07
"1938: Cronaca delle leggi razziali"

Calogero Marrone, 
un eroe dimenticato

Tutte le iniziative 
sul territorio

Intervista allo storico Enzo Laforgia: «Ci furono vittime, carnefici e tanti spettatori»

Nedo Fiano:
«Vi racconto come hanno ucciso mia madre»

Quei dettagli che la Storia non dice

Le testimonianze:
Io, Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz

La scelta di Berté

La Memoria salvata

Moni Ovadia:
L'uomo è un progetto etico

Yossl Rakover, l'ultimo sopravvissuto del ghetto di Varsavia  

Si puo' ridere della Shoah?

La shoah degli Zingari, cronaca di un genocidio dimenticato

Percorsi di lettura
La distruzione degli Ebrei d'Europa

In ricordo di Primo Levi

"Il Libro della Memoria", disponibile in rete l'elenco degli ebrei deportati dall'Italia 

"Tu ritorneresti in Italia" testimonianze di Anita Cevidalli Salmoni

Percorsi nel Web:

Aned

Anpi

Il Museo dell'Olocausto a Washington

Il museo Yad Vashem di Gerusalemme

La Risiera di San Sabba

Anna Frank

Il giorno della memoria - Intervista allo storico Enzo Laforgia che ha realizzato l'ipermedia "1938: Cronaca delle leggi razziali"

«Ci furono carnefici, vittime e tanti spettatori»


Professor Laforgia, perché tra i tanti aspetti riguardanti le leggi razziali lei ha scelto quello dei media e della comunicazione?
«È una scelta di metodo e didattica al tempo stesso. Nasce da un'abitudine all'insegnamento. Io ho sempre trovato difficile  comunicare l'olocausto nella sua drammaticità. Parlando di come i giornali trattarono l'argomento delle leggi razziali si riesce a comprendere il fenomeno in un aspetto della sua quotidianità. Anche se poi sono convinto che l'esclusione della vita sociale non sia meno drammatica». (foto: prof. Enzo R. Laforgia)
Per molti ebrei italiani fu uno shock.

«Fu un trauma perché le comunità ebraiche italiane erano, tra quelle europee, le più integrate, anche se la parola non mi piace. Per molti sarà una tragedia essere esclusi dal partito nazionale fascista. I dati delle espulsioni nel mondo della scuola sono emblematici: 100 maestri, 276 presidi tra licei e istituti tecnici, 95 professori universitari, 195 libere docenze revocate, 2500 studenti delle elementari, 4000  delle medie superiori. Numeri importanti se pensiamo che la popolazione ebraica in Italia era composta di circa 40mila persone. Erano una percentuale minima della totalità della popolazione italiana, ma si accanirono contro di loro perché rappresentavano un'élite culturale»
Nelle sue ricerche, tra gli articoli pubblicati nel '38 dalla Cronaca Prealpina e dal Luce, ha trovato voci, anche velatamente, dissonanti?
«No, perché non era possibile. Tutti i giornali nazionali e locali erano allineati. Il controllo della stampa è già totale negli anni '20 e nel '28 ai prefetti vengono date disposizioni che non vengano pubblicate notizie su omicidi e suicidi. Non viene data una rappresentazione reale del Paese. Arnaldo Mussolini dirà che le notizie più serie e complesse sono la Befana fascista e i doni del duce».
Che situazione c'era alla Cronaca Prealpina di Varese?
«Nel '38 direttore era
Niccolò  Giani, un fascista perfetto, con tanto di cattedra universitaria di mistica fascista. La proprietà del giornale era del partito, l'ex direttore Bagaini era stato allontanato nel '28 perché non allineato. Però Giani lo richiamerà al giornale per affidargli rubriche legate al turismo».
Il "Luce", periodico cattolico, non si risparmiò nella campagna contro gli ebrei. Lei riporta due articoli di un certo Don Walter.
«Don Walter rappresenta una delle anime della chiesa . C'era chi prese le distanze dal neopaganesimo nazista, e chi invece alimentò il pregiudizio contro gli ebrei colpevoli di deicidio. Non dimentichiamo che padre Agostino Gemelli esaltò il suicidio di un professore ebreo come esempio. Una situazione a dir poco ambigua».
Gli ebrei italiani si aspettavano quanto poi sarebbe successo?
«Innanzitutto il Manifesto degli scienziati razzisti fu pubblicato sul "Giornale d'Italia" il 14 luglio 1938, quindi in piena estate. Si fa largo un tipo di razzismo sconosciuto in Italia, quello biologico. Un valore aggiunto al solito pregiudizio antigiudaico. Anche se io ritengo che il più pericoloso sia  il nazional razzismo. In quegli anni sarà anche  ripubblicato, a cura di Evola, "I protocolli dei Savi di Sion".
Comunque nel '38 la prospettiva non era così catastrofica. Lo stesso Vittorio Foa manderà in un primo tempo dal confino lettere per tranquillizzare la famiglia  e subito dopo scriverà in una lettera "vedrete che arriverà il peggio"». 
Perché la popolazione non si oppose a questa situazione?
«Mi piace citare il titolo di un libro di Raul Hilberg  "Carnefici, vittime e spettatori". Ecco io penso che molti furono spettatori e quella colpa va capita storicamente. Chi era nato negli anni Venti era intriso di cultura fascista. Ad esempio per Nuto Revelli la campagna di Russia sarà un momento determinante per capire che il regime fascista non dice la verità. E poi dietro la scelta della soluzione finale c'è una macchina che funziona in modo implacabile. La burocrazia dello sterminio si attiva perché l'apparato totalitario funziona, è stato rodato per vent'anni e pochi sono quelli che mettono in discussione i singoli passaggi».

Michele Mancino
michele@varesenews.it

Torna all'inizio dell'articolo