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Il
giorno della memoria - Padre Gianfranco Barbieri interviene
a difesa della pubblicazione cattolica Luce durante l'emanazione delle
leggi razziali
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Ambiguità
della Chiesa?
Giudizio sbrigativo |
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Caro direttore,
ho letto con sorpresa sul quotidiano online
Varesenews la pagina dedicata alla memoria della Shoah con
il giudizio assai sbrigativo sulla posizione del "Luce".
La sorpresa riguarda anzitutto il fatto che a presentare le pagine
sia un membro dell’Istituto Varesino per la Storia dell’Italia
Contemporanea e del Movimento di Liberazione. Una persona, dunque,
che dovrebbe sapere molto bene quanto sia ambiguo presentare una
pagina di giornale, avulsa dal contesto redazionale. Per non fare
discorsi astratti veniamo al dunque. Si accusa il "Luce"
di posizione ambigua di fronte alle leggi razziali. Si presentano
due articoli di un certo don Walter, di indubbio sapore
antisemita, ma ignorando che questo sacerdote fu imposto al Luce
dalle sottili raccomandazioni del Fascio. Inoltre, egli non
partecipava minimamente allo "staff" redazionale,
poiché abitava presso Parma. La sua voce controcorrente fu
utilizzata dal direttore del Luce, mons. Carlo Sonzini, per
sfuggire alle maglie della censura fascista e pubblicare l’allocuzione
papale contro le leggi razziali, il 9 settembre 1938. Inoltre don
Walter Oliva, ancora sofferente dei postumi di un intervento
chirurgico, si offrì in ostaggio alle truppe naziste di
occupazione pur di ottenere la liberazione delle sue popolazioni,
che dovevano essere passate per le armi. Solo l’insperato arrivo
delle truppe di liberazione costrinse a precipitosa fuga i nazisti
e salvò la vita al coraggioso sacerdote, che ebbe poi il
riconoscimento della medaglia d’oro al valor civile! Inoltre
Sonzini mise la propria vita più volte in pericolo per salvare
quella degli ebrei, come dimostrano i suoi precisi articoli
apparsi a fine guerra, col titolo di "Storia ebraica".
In essi appare tutto la commozione per la tragedia che si svolgeva
sotto i suoi occhi. In quei medesimi articoli troviamo anche tutta
l’ironia di mons. Sonzini nel narrare i modi ingegnosi che di
volta in volta escogitava per raggirare quei "babbei"
delle forze dell’ordine, che gli consegnavano le loro vittime. I
nazifascisti credevano di collocarle in luogo sicuro, mentre
invece l’astuto sacerdote le faceva regolarmente fuggire. Mons.
Sonzini fu cercato a morte negli ultimi giorni del regime ed
annoverato tra le figure minori del movimento cattolico
antifascista, come dimostra il ricordo che ne fa il Dizionario di
tale movimento (Vol 3°/II, p.812). La difficile condizione con
cui il "Luce" dovette lavorare, per poter continuare le
pubblicazioni sotto il regime fascista, è stato a lungo studiato
e documentato come testimonia la lunga bibliografia raccolta in
proposito per la tesi di dottorato di ricerca in teologia di chi
le scrive. Sono d’accordo che le leggi razziali sono da ritenere
un vergognoso capitolo della nostra storia, e sono d’accordo che
da taluni è stato liquidato troppo sbrigativamente. Tuttavia, mi
pare altrettanto sbrigativo il modo con cui è stata affrontata
una questione, che altri storici varesini come Gianni Perna e
Franco Giannantoni hanno studiato con grande equilibrio e
capacità professionale.
Padre Gianfranco Barbieri (Rho) |
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