Torna a
Varese-laghi

E-mail



Ore 18.17.53
Giorno
01/06/07
«Una parte della Chiesa fu ambigua»

"1938: Cronaca delle leggi razziali"

Intervista allo storico Enzo Laforgia: «Ci furono vittime, carnefici e tanti spettatori»

 

Il giorno della memoria - Padre Gianfranco Barbieri interviene a difesa della pubblicazione cattolica Luce durante l'emanazione delle leggi razziali

Ambiguità della Chiesa? 
Giudizio sbrigativo


Caro direttore, 

ho letto con sorpresa sul quotidiano online Varesenews la pagina dedicata alla memoria della Shoah con il giudizio assai sbrigativo sulla posizione del "Luce". La sorpresa riguarda anzitutto il fatto che a presentare le pagine sia un membro dell’Istituto Varesino per la Storia dell’Italia Contemporanea e del Movimento di Liberazione. Una persona, dunque, che dovrebbe sapere molto bene quanto sia ambiguo presentare una pagina di giornale, avulsa dal contesto redazionale. Per non fare discorsi astratti veniamo al dunque. Si accusa il "Luce" di posizione ambigua di fronte alle leggi razziali. Si presentano due articoli di un certo don Walter, di indubbio sapore antisemita, ma ignorando che questo sacerdote fu imposto al Luce dalle sottili raccomandazioni del Fascio. Inoltre, egli non partecipava minimamente allo "staff" redazionale, poiché abitava presso Parma. La sua voce controcorrente fu utilizzata dal direttore del Luce, mons. Carlo Sonzini, per sfuggire alle maglie della censura fascista e pubblicare l’allocuzione papale contro le leggi razziali, il 9 settembre 1938. Inoltre don Walter Oliva, ancora sofferente dei postumi di un intervento chirurgico, si offrì in ostaggio alle truppe naziste di occupazione pur di ottenere la liberazione delle sue popolazioni, che dovevano essere passate per le armi. Solo l’insperato arrivo delle truppe di liberazione costrinse a precipitosa fuga i nazisti e salvò la vita al coraggioso sacerdote, che ebbe poi il riconoscimento della medaglia d’oro al valor civile! Inoltre Sonzini mise la propria vita più volte in pericolo per salvare quella degli ebrei, come dimostrano i suoi precisi articoli apparsi a fine guerra, col titolo di "Storia ebraica". In essi appare tutto la commozione per la tragedia che si svolgeva sotto i suoi occhi. In quei medesimi articoli troviamo anche tutta l’ironia di mons. Sonzini nel narrare i modi ingegnosi che di volta in volta escogitava per raggirare quei "babbei" delle forze dell’ordine, che gli consegnavano le loro vittime. I nazifascisti credevano di collocarle in luogo sicuro, mentre invece l’astuto sacerdote le faceva regolarmente fuggire. Mons. Sonzini fu cercato a morte negli ultimi giorni del regime ed annoverato tra le figure minori del movimento cattolico antifascista, come dimostra il ricordo che ne fa il Dizionario di tale movimento (Vol 3°/II, p.812). La difficile condizione con cui il "Luce" dovette lavorare, per poter continuare le pubblicazioni sotto il regime fascista, è stato a lungo studiato e documentato come testimonia la lunga bibliografia raccolta in proposito per la tesi di dottorato di ricerca in teologia di chi le scrive. Sono d’accordo che le leggi razziali sono da ritenere un vergognoso capitolo della nostra storia, e sono d’accordo che da taluni è stato liquidato troppo sbrigativamente. Tuttavia, mi pare altrettanto sbrigativo il modo con cui è stata affrontata una questione, che altri storici varesini come Gianni Perna e Franco Giannantoni hanno studiato con grande equilibrio e capacità professionale.

Padre Gianfranco Barbieri (Rho)

Torna all'inizio dell'articolo