A
Varese non si gioca solo a Basket, Calcio o Hockey. Ma
c’è anche il Football americano. Uno
sport, da molti considerato minore, che nell’ultimo periodo ha
visto però una rivalutazione soprattutto da parte dei giovani. E
nella nostra città non sono pochi quelli che
lo praticano. Abbiamo incontrato cinque di loro che giocano negli
Skorpions (primi in classifica nella Nine League 2003, 3^
divisione).
Ragazzi
perché avete scelto il football ?
«È uno sport che ami o odi al primo allenamento risponde
subito Claudio Corazzari, diciotto anni, quarter back, regista
della squadra . E’ il gruppo che ti coinvolge – secondo Andrea
Balduzzi e Simone Todisco (entrambi ventenni con il primo che dopo
aver lasciato il tennis ha coinvolto l’amico)- e una volta
superata la paura di farsi male non ti fermi più».
(sopra: Claudio Corazzari)
«Io
ho lasciato il basket – dice Paolo Ambrosetti, ventidue
anni – perché a mio parere è un gioco troppo
individualista, nel football ho trovato il giusto feeling con i
compagni. Con gli avversari dopo la partita si va sempre a
festeggiare insieme».
Andrea Scola ,diciotto anni, sorride (ndr)
nel ricordare i suoi inizi: «Ho provato dopo aver visto il film Il sapore della vittoria».
(sopra: Andrea Scola)
Ma il football dopo l’exploit degli anni Ottanta ha
vissuto un lungo momento di oblio, qual è adesso la situazione?
«Purtroppo esistono due federazioni( FIAF e FIDAF ) –
racconta Andrea Balduzzi (foto), il
capitano - entrambe fuori dal CONI, e
questo ci penalizza dal punto di vista della visibilità e delle
risorse. Ma noi giochiamo per passione e la gente che ci viene a
vedere resta soddisfatta dello spettacolo. Siamo considerati
dilettanti ma il livello è molto alto».
Quanti
vi seguono?
«Nelle partite più importanti almeno duecento persone –
precisa Claudio - ma il problema vero sono le strutture che mancano».
(foto: Paolo Ambrosetti)
Dove giocate?
«Alle "Bustecche" di via Maino, ma servirebbe un
impianto simile al Franco Ossola. Dove giochiamo noi, ci sono solo
delle tribunette. Un impianto con gli spalti per ora resta un
sogno. Il pubblico comunque aumenta di partita in partita».
Parliamo
di spese, è uno sport costoso?
«Non poco – risponde Claudio - per un’attrezzatura completa
si arriva a spendere più di un milione, ma il problema vero è
che in Italia esiste un solo negozio specializzato ( a Prato ) che
detiene il monopolio della vendita di caschi, spalline e scarpe».
(sopra: Simone Todisco)
Quanto vi allenate?
«Tutti i giorni, anche individualmente per
quanto riguarda la preparazione atletica, due volte a settimana
invece ci alleniamo in gruppo per preparare gli schemi».
Quali sono le speranze per il futuro del vostro sport?
«Noi giochiamo perché ci divertiamo. Il nostro augurio è di avere
più visibilità e considerazione. Solo così gli sponsor si
potranno avvicinare e aiutare il nostro movimento a crescere.
Siamo coscienti che comprendere le regole non è semplice ma lo
spettacolo che offriamo non è inferiore agli altri eventi
sportivi nazionali».
E l’obiettivo stagionale per gli skorpions?
«Per ora siamo in testa al campionato. Ma siamo convinti di
arrivare a giocarci almeno la semifinale in casa, la squadra di
Firenze è la favorita per la vittoria finale - conferma il
capitano - ma noi crediamo nelle nostre possibilità
come ci ricorda spesso il nostro coach Rusconi (ex nazionale di
football) e la famiglia Chiurato, proprietaria del club».
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