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Ore 18.11.29
Giorno
01/06/07
 

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Varese -Cinque giovani varesini raccontano la loro passione per il football americano

Con gli skorpions il football 
torna ai vertici


A Varese non si gioca solo a Basket, Calcio o Hockey. Ma c’è anche il Football americano. Uno sport, da molti considerato minore, che nell’ultimo periodo ha visto però una rivalutazione soprattutto da parte dei giovani. E nella nostra città non sono pochi quelli che lo praticano. Abbiamo incontrato cinque di loro che giocano negli Skorpions (primi in classifica nella Nine League 2003, 3^ divisione).

Ragazzi perché avete scelto il football ?
«È uno sport che ami o odi al primo allenamento risponde subito Claudio Corazzari, diciotto anni, quarter back, regista della squadra . E’ il gruppo che ti coinvolge – secondo Andrea Balduzzi e Simone Todisco (entrambi ventenni con il primo che dopo aver lasciato il tennis ha coinvolto l’amico)- e una volta superata la paura di farsi male non ti fermi più».
(sopra: Claudio Corazzari)

«Io ho lasciato il basket – dice Paolo Ambrosetti, ventidue anni  – perché a mio parere è un gioco troppo individualista, nel football ho trovato il giusto feeling con i compagni. Con gli avversari dopo la partita si va sempre a festeggiare insieme».
 Andrea Scola ,diciotto anni, sorride (ndr) nel ricordare i suoi inizi: «Ho provato dopo aver visto il film Il sapore della vittoria».
(sopra: Andrea Scola)

Ma il football dopo l’exploit degli anni Ottanta ha vissuto un lungo momento di oblio, qual è adesso la situazione?
«Purtroppo esistono due federazioni( FIAF e FIDAF ) – racconta Andrea Balduzzi (foto), il capitano - entrambe fuori dal CONI, e questo ci penalizza dal punto di vista della visibilità e delle risorse. Ma noi giochiamo per passione e la gente che ci viene a vedere resta soddisfatta dello spettacolo. Siamo considerati dilettanti ma il livello è molto alto». 

Quanti vi seguono?
«Nelle partite più importanti almeno duecento persone – precisa Claudio - ma il problema vero sono le strutture che mancano».

(foto: Paolo Ambrosetti)

Dove giocate?
«Alle "Bustecche" di via Maino, ma servirebbe un impianto simile al Franco Ossola. Dove giochiamo noi, ci sono solo delle tribunette. Un impianto con gli spalti per ora resta un sogno. Il pubblico comunque aumenta di partita in partita».

Parliamo di spese, è uno sport costoso?
«Non poco – risponde Claudio - per un’attrezzatura completa si arriva a spendere più di un milione, ma il problema vero è che in Italia esiste un solo negozio specializzato ( a Prato ) che detiene il monopolio della vendita di caschi, spalline e scarpe».
(sopra: Simone Todisco)

Quanto vi allenate?
«Tutti i giorni, anche individualmente per quanto riguarda la preparazione atletica, due volte a settimana invece ci alleniamo in gruppo per preparare gli schemi».

Quali sono le speranze per il futuro del vostro sport?
«Noi giochiamo perché ci divertiamo. Il nostro augurio è di avere più visibilità e considerazione. Solo così gli sponsor si potranno avvicinare e aiutare il nostro movimento a crescere. Siamo coscienti che comprendere le regole non è semplice ma lo spettacolo che offriamo non è inferiore agli altri eventi sportivi nazionali».

E l’obiettivo stagionale per gli skorpions?
«Per ora siamo in testa al campionato. Ma siamo convinti di arrivare a giocarci almeno la semifinale in casa, la squadra di Firenze è la favorita per la vittoria finale - conferma il capitano - ma noi  crediamo  nelle nostre possibilità come ci ricorda spesso il nostro coach Rusconi (ex nazionale di football) e la famiglia Chiurato, proprietaria del club».

Daniele Virzi
sport@varesenews.it

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