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Lo sport ha nella capacità
di trasmettere valori ed emozioni la sua vera funzione educativa. Il
"Mastini day", la celebrazione organizzata per rievocare i
fasti dell'hockey a Varese, ha dimostrato che quanto seminato molti
anni fa ha lasciato un segno indelebile. Un palaghiaccio gremito di
tifosi, i colori giallo e nero a fare da sfondo, le nuove
generazioni sui pattini insieme ai vecchi campioni. Gente commossa
che chiamava Jim, Teo, Bob, Kim, Frank, Ron come se fossero persone
di famiglia, persone care. Forse questo è il vero messaggio:
l'hockey a Varese deve risorgere perché la città oggi non ha
campioni con i quali identificarsi. Quelle degli oriundi canadesi, venuti
a giocare a Varese e in Italia, sono storie positive e a loro modo
eroiche. Il loro ritorno nella terra d'origine, la rotta dei padri
percorsa al contrario dai figli, ha portato con sé anche una
capacità nuova di pensare il futuro, di accettare le sfide e di
vincerle (Varese ha rotto il monopolio delle valli), e il
"Mastini day" ne è stata l'ennesima
riprova.
Sono entrati sul ghiaccio
del Palalbani, annunciati dallo speaker, come star e loro hanno
risposto come uomini di sport dando il meglio di se stessi,
nonostante l'età e qualche acciacco in più. La comunità sportiva
(giornalisti compresi) si è stretta attorno ad un ricordo ancora
vivissimo. Gente che non metteva piede al palaghiaccio da anni, di
buonora era già in trepida attesa. Qualche presenza discreta, ma
importante per la testimonianza, come quella di Manuel Rui Costa in
piedi in mezzo alla gente e di altre vecchie glorie dell'hockey
italiano. Persino la federazione era ben rappresentata in tribuna,
nonostante in calendario ci fossero impegni ufficiali di rilievo (la
qualificazione finale per lo scudetto tra Vipers e Fassa). Ancora un
miracolo sportivo dei vecchi Mastini.
Un minuto di silenzio anche per chi non c'è più: Bryan Lefley,al
pari degli altri mastini, ha lasciato a Varese un testamento
sportivo e morale di grande valore.
Alla fine della partita con i Beavers Hockey Club (vinta in
scioltezza dai gialloneri per 8 a 2), sul ghiaccio c'erano tre
generazioni: i Mastini di oggi, quelli di ieri e i loro figli. Un
quadro difficile, soltanto da immaginare, nello sport di oggi. Una
continuità e una solidità di valori che ha nella consapevolezza
del proprio ruolo di simboli sportivi e nella passione per questa
disciplina le uniche certezze.
Ora tifosi e appassionati aspettano, e non solo dalla società, una
risposta altrettanto certa per il futuro.
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