|
(22
ottobre 2003) Uffici pubblici chiusi per l'intera giornata di
venerdì 24 ottobre; banche chiuse alla mattina, trasporti a
singhiozzo ma in grado di coprire le ore più calde. Sono questi gli
aspetti immediati dello sciopero generale indetto dai sindacati
confederali per la giornata di venerdì 24 ottobre. Cgil Cisl e Uil
hanno presentato questa mattina le ragioni di una manifestazione che
darà appuntamento alle 9 in piazza Repubblica; a seguire il corteo
fino a piazza Monte Grappa dove parlerà Nicoletta Rocchi,
segretaria nazionale Cgil Cisl e Uil.
Uno sciopero «contro le bugie del governo, contro i contenuti della
finanziaria ma sopratutto contro un uso terroristico della questione
previdenziale», hanno sottolineato i tre segretari
provinciali.
«Non è necessario intervenire sulla previdenza - ha esordito Marco
Molteni della Uil - in Italia abbiamo già avuto 3 riforme
previdenziali che hanno portato ad un equilibrio sostanziale che
altri paesi raggiungeranno solo tra qualche decennio. Il quadro
fosco e drammatico con cui si dipinge la nostra situazione è una
grossa bugia per giustificare un provvedimento straordinario che ha
il solo compito di sviare dalla incapacità di governo e mascherare
i guai dell'economia, quelli si preoccupanti».
Tre sono in particolare le tare attribuite all'azione di governo:
una mancata divisione tra previdenza e assistenza con il conseguente
scarico sulle casse dell'Inps di problematiche assistenziali e di
fiscalità generale; una inevasa omogeneizzazione contributiva e
l'aver provocato la rincorsa al prepensionamento facendo del
terrorismo sui lavoratori.
Ivana Brunato sottolinea che se la manifestazione di domani muove
dall'attacco alle pensioni è tutta la manovra finanziaria ad essere
nel mirino: «Ripropone disuguaglianze e iniquità - è il commento
della segretaria Cgil. La mobilitazione deve essere anche contro i
tagli che mettono in ginocchio le amministrazioni e le comunità
locali, i condoni e in genere contro la tendenze egoistiche ed
individualistiche di queste linee di governo».
Per Restelli, Cisl, la critica va estesa anche alla Confindustria,
colpevole «da una parte di voler da subito la riforma
pensionistica, dall'altro di promuovere a largo raggio la rimozione
dai posti di lavoro i lavoratori sopra i cinquant'anni. Quello che
manca completamente è poi qualsiasi incentivo allo
sviluppo».
Una situazione altamente critica, dunque, concordano tutti i
portavoce, aggravata da un aspetto ulteriore: l'impossibilità di
dialettica politica imposta dalle metodologie del governo, tra
messaggi e rete unificate e mancanza di di tavoli di concertazione.
«Siamo arrivati al punto di dover fare controinformazione, per
poter replicare davanti ai cittadini, le affermazioni unilaterali di
chi sta occupando tutti i media».
|