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(01.06.2007
) Le aliquote sull’imposta
comunale sugli immobili (Ici) sono invariate da sei anni ed è stato
affrontato senza aumenti tributari, l’improvviso taglio dei
trasferimenti statali. Questo è il risultato del lavoro effettuato
dall’assessorato alle Finanze e alla gestione economica del
comune, guidato da Marco Biasolo. Il bilancio preventivo del 2004 è
stato approvato dal consiglio comunale lo scorso 19 marzo. «È un
documento con il quale vengono portati a termine i progetti avviati
negli anni passati - commenta l’assessore -. Ci sono state delle
difficoltà dovute al taglio di 180 mila euro nei trasferimenti
economici da parte dello Stato. Difficoltà che abbiamo cercato di
affrontare nel migliore dei modi».
Biasolo si riferisce ai soldi che lo Stato annualmente versa ai comuni
per la gestione. Come ogni anno era stato chiesto ai diversi
assessorati di elaborare una serie di progetti da realizzare nel
2004, e, proprio nei giorni in cui veniva chiuso il bilancio, è
giunta notizia di un taglio da parte dello Stato pari al 15 per
cento rispetto a quanto stanziato nel 2003. «Questo ha
irrimediabilmente portato a effettuare dei tagli - prosegue l’assessore
-. Abbiamo quindi rivisto tutti i nuovi progetti. Questo perché
sappiamo benissimo che tra poco ci sono le elezioni e volevamo
lasciare alla prossima amministrazione un bilancio sano».
Altro
obiettivo degli amministratori era quello di mantenere invariata la
pressione tributaria. Obiettivo
raggiunto grazie alla sofferta ridimensionamento e rinuncia da parte
degli assessori e dei consiglieri delegati ai nuovi progetti
elaborati, pur continuando a garantire tutti quei servizi già
avviati e portando a termine i progetti già approvati.La conferma
del mancato aumento della pressione fiscale è facilmente
riscontrabile nelle aliquote ICI. Aliquote che non subiscono un
aumento dal 1998. Attualmente, infatti, l’imposta sulla prima casa
è ferma al 4,5 per mille, quella su altre destinazioni è fissata
al 5,5 per mille, mentre l’imposta sulle case sfitte è fissata al
7 per mille. Per la cosiddetta seconda casa, se abitata, l’aliquota
è fissata al 4,5, ma se è sfitta si adotta il 7. «La casa è un
bene indispensabile e primario - continua Biasolo -, la scelta è
stata quella di non colpirlo in modo esagerato. In passato si è
preferito utilizzare la possibilità concessa dallo Stato di
ricorrere all’addizionale Irpef, fissata allo 0,5 per cento.
Questo è un provvedimento sul reddito e, siccome i proventi di
quest’ imposta servono per finanziare servizi erogati dal Comune,
per gli interventi sul territorio e per gli interessi dei mutui
delle opere pubbliche, che vanno a vantaggio di tutti i cittadini ,
ci è sembrato più giusto e corretto suddividere i relativi oneri
tra tutti i cittadini, non solo tra alcuni».
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