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(20 gennaio 2004)
L'unica certezza è la mucca da mungere. Il resto
è un po' così, come dire, sospeso. Le aziende che vendono il latte
alla Lactis, gruppo Parmalat, oggi si fanno i conti. Carte alla
mano, l'ultima fornitura pagata è quella di settembre. Enrico ed
Eleonora Tenconi, titolari di un'azienda zootecnica di Sciarè, quartiere
di Gallarate, avrebbero dovuto essere pagati il 31 dicembre, ma
qualche giorno prima, Lactis, come Parmalat, è entrata in amministrazione
controllata. Si può resistere così? «Noi siamo un'azienda a carattere
familiare - spiega Eleonora Tenconi - ma chi ha fatto investimenti e
si è indebitato non può durare a lungo». (nella
foto, la ex centrale del latte di via Adamello)
La fattoria dei Tenconi è la classica unità produttiva a carattere
locale, con pochissimi lavoratori. Finché in città c'è stata una centrale,
la vecchia Latte Gallo del conte Visconti di Somma Lombardo, la
produzione non aveva altre incognite che il tempo, la salute delle mucche
e la politica comunitaria delle quote. Non che quest'ultima non
facesse drizzare i capelli agli allevatori, ma almeno si poteva
stare tranquilli sul compratore. Quando Latte Gallo è scomparsa, la
centrale di via Adamello ha smesso di produrre ed è
diventata solo un deposito di smistamento della Lactis, sede
centrale ad Albano S.Alessandro, vicino Bergamo. Addio solidarietà
tra gallaratesi: se convieni sei dentro, altrimenti il mercato ti
sbatte fuori.
Dal marzo 2003 Lactis ha diminuito della metà i suoi già esigui prelievi
di latte sul territorio (il latte viene per la maggior parte da
Bergamo). Molti produttori sono passati alla Carnini o alla
Prealpina Latte di Varese, l'unica cooperativa che ha mantenuto la produzione
sul territorio.
I Tenconi, invece, riescono ancora a riempire un bilico da circa 100
tonnellate al giorno, grazie all'aiuto della Rinascita Agricola di
Besnate e dalle due aziende della famiglia Pasini di Casale Litta.
Quattro allevatori, una botte, cento tonnellate. Tutte firmate
Lactis, ovvero Parmalat al 98 per cento.
E adesso? «Adesso siamo abbastanza preoccupati - spiega
Eleonora - seguiamo i telegiornali. Il ministro ha detto che verremo
pagati a quindici giorni. Questa è la nostra speranza, l'unico modo
per ridare liquidità ai produttori».
Il sistema deve vivere, il denaro deve continuare ad affluire come
linfa nelle vene. La fattoria gallaratese è solo un piccolo caso,
ma significativo: 44 mucche per una quota programmata di 3.200
quintali all'anno.
Non era una vita facile, già prima. Il prezzo di vendita del latte
al fornitore è sceso costantemente negli ultimi anni; nel 1998 era
di circa 800 lire, ora siamo a 0.33 euro (645 lire iva esclusa). Il
prezzo al consumatore, però, non è sceso. Che succede? «Già, che
succede, ce lo chiediamo anche noi. Il mercato del latte è
diventato misterioso. Non sappiamo chi si sia avvantaggiato da
questo margine. E l'anno prossimo si prevede una discesa del prezzo
del 20 per cento. Interverrà la Ue con gli aiuti». E della
Parmalat cosa pensavate? «Un'azienda misteriosa. Tutti sapevamo che
pagava i fornitori a 180 giorni, era poco affidabile da questo punto
di vista. E poi tutte quelle acquisizioni miliardarie....».
Cosa farete adesso? «La campagna del latte inizia a marzo, quello
è il periodo in cui si rinnovano i contratti. Ora dobbiamo valutare.
Innanzitutto cerchiamo di recuperare i nostri crediti».
Inutile chiedere al deposito dalla Lactis qualche informazione, in
più. I dipendenti non possono parlare e anche la sede centrale di
Bergamo non ci ha risposto. Le notizie che abbiamo sui circa venti
lavoratori della filiale di Gallarate sono di fonte sindacale:
stipendi pagati, ma ansia da futuro. Prima dello scandalo
sembra che l'azienda si apprestasse a chiudere il deposito di
Gallarate per trasferire tutto a Monza.
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