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(24
gennaio 2004) Sono quasi tutti pensionati. Dignitosi, in giacca
e cravatta, qualche pelliccia e tanta rabbia in corpo. Il popolo dei
risparmiatori delusi si presenta puntuale alla chiamata di Palazzo
Estense. Sono tanti, più di cinquecento, tutti in cerca dei
risparmi perduti. Ognuno rilancia con la sua storia e non è solo il
crack Parmalat a tenere banco, c’è n’è in abbondanza anche per
la Cirio, i bond Argentina e la defunta Opengate Group. Di fronte a
loro, a raccogliere le testimonianze e a dare risposte, il sindaco
Aldo Fumagalli e l’avvocato Paolo Soletta, in veste di assessore.
Ognuno vuole raccontare la propria vicenda, ma tutti quelli che
intervengono ce l’hanno a morte con le banche. L’accusa dei
risparmiatori è grave: le banche non si sono limitate a consigliare
, ma hanno fatto opera di convincimento per far comprare titoli che
poi si sono rivelati rovinosi.
L’assessore Soletta cerca di indicare la via migliore da seguire.
«Abbiamo predisposto dei moduli per effettuare gli esposti-denuncia
alla procura competente. Credo che una percentuale dei risparmi verrà
recuperata. Ci siederemo ad un tavolo con le associazioni e con le
banche e sono certo che il sistema creditizio troverà una soluzione
positiva perché è anche nel suo interesse recuperare la fiducia
dei risparmiatori». Loro, i risparmiatori, hanno però già
raschiato il fondo della fiducia e incalzano: «Che cosa accadrà
alle obbligazioni non ancora scadute? Le rimborseranno?». Una
signora avvertita dalla sua banca per tempo ha svenduto tutto il suo
pacchetto di azioni, Parmalat comprese. «Ho perso molto ma qualcosa
ho recuperato». «Come si chiama la sua banca?» replica un uomo
seduto vicino alla fortunata «quelli sì che meritano fiducia».
Un altro risparmiatore, meno fortunato, ha ricevuto la lettera di
avvertimento con ritardo: «È partita dalla banca l’11 dicembre
ed è arrivata il 23, quando il crack della Parmalat era già
avvenuto». Un altro si è fatto convincere da un cartellone
pubblicitario «grande come una casa, dove una banca prometteva
interessi da favola». La speranza è l’ultima a morire e con un
candore che riporta qualche sorriso sui volti dei presenti, un
risparmiatore chiede «Se non si puo’ obbligare le banche a pagare
gli interessi perduti».
La
rabbia rimonta e il brusio diventa quasi una rissa, quando un
cittadino, che si qualifica come volontario di un’associazione di
difesa del consumatore, lamenta sia la mancata convocazione delle
associazioni sia il trattamento ricevuto in Comune, quando ha
chiesto informazioni sulla riunione del neocomitato dei
risparmiatori. L’uomo viene zittito e disarmato di microfono.
Un risparmiatore avanza dal fondo della sala con aria
minacciosa, ma il sindaco Fumagalli lo precede nell’intervento: «Sono
io il padrone di casa, mi aspettavo una polemica del genere, ma in
questo momento non abbiamo bisogno di polemiche».
I risparmiatori prendono d’assalto il banchetto predisposto
all’uscita del Salone Estense dove due funzionari raccolgono i
loro dati e consegnano il modello di esposto-denuncia da presentare
in procura. Il sindaco risponde a un pensionato di Arcisate e
tranquillizza anche un po’ se stesso: «Ci sono cascato anch’io
con i bond dell’Argentina. Poca roba…però».
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