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(01.06.2007)
Non più di una settimana fa il sindacato,
Cgil, Cisl e Uil, nella
presentazione dei dati riguardanti il lavoro irregolare, avevano
sollevato il problema degli extracomunitari considerati conniventi
delle organizzazioni criminali che li avevano illegalmente introdotti
e regolarizzati in Italia. Si parla, secondo le stime del sindacato,
di circa 500 persone.
La recente indagine, condotta dalla squadra mobile di Varese e dal comando
provinciale dei carabinieri, ha portato in carcere undici persone e
riproposto il problema giuridico per tutte quelle persone che si
erano affidate alle organizzazioni criminali nel loro viaggio della
speranza: vittime e quindi non
perseguibili, o conniventi e perciò giustamente passibili di
espulsione? Secondo le autorità giudiziarie coloro che hanno
dichiarato il falso sul rapporto di lavoro, di fatto inesistente,
non hanno i presupposti giuridici per rientrare nella sanatoria e
perciò non hanno titolo per rimanere sul territorio dello Stato
italiano.
(sopra: Flavio Nossa con Joshua Morgan)
«È una situazione complessa e articolata - spiega Flavio Nossa
della segreteria provinciale della Cgil - e, in questo momento,
serve un sano realismo, per superare in qualche modo le forche
caudine dell'articolo 33 della legge Bossi-Fini. Durante la
sanatoria noi avevamo chiesto che coloro che erano stati vittime di
queste organizzazioni uscissero allo scoperto e denunciassero il
fenomeno della tratta in cambio di alcune garanzie sulla loro
regolarizzazione. In questo pacchetto dovevano essere comprese tutte
le denuncie, anche quelle che non avevano come presupposto la
continuità del rapporto di lavoro».
«Da questa ambiguità - continua Nossa -
se ne poteva uscire utilizzando alcuni casi emblematici come
vertenza pilota e con un'azione politica unitaria che portasse alla
modifica di quella norma capestro della Bossi-Fini. Nel frattempo la
situazione è precipitata, perché se è vero che la Prefettura ha
archiviato molte posizioni vuol dire che a breve inizieranno le espulsioni a
singhiozzo, a meno che il lavoratore non decida di fare ricorso al
Tar, con un costo che va dai 2000 ai 3000 euro impossibile da
sostenere per queste persone. Io credo, quindi, che bisogna
valutare la possibilità di costituire un collegio legale e un
gratuito patrocinio, ristabilire un rapporto con la Prefettura e
cercare di ottenere per tutti questi casi una minisanatoria nella
sanatoria generale».
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