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(01.06.2007) Undici
persone, otto pakistani e tre imprenditori edili italiani, sono
state arrestate con l'accusa di associazione per delinquere
finalizzata all'ingresso clandestino sul territorio italiano di
extracomunitari, falso in atto pubblico e falsificazione di
documenti necessari per la sanatoria prevista dalla legge
Bossi-Fini. Gli inquirenti hanno definito l'organizzazione una vera
e propria catena di produzione della clandestinità, che aveva
inizio nei paesi d'origine dei malcapitati, Pakistan, India, Nepal e
Bangladesh, e proseguiva per le rotte del Mediterraneo,
attraverso la Grecia, per approdare in Italia, a Genova e a Malpensa.
Almeno cento i clandestini falsamente regolarizzati nella nostra
provincia con questo sistema, anche se si sospetta un
giro molto più ampio. Una volta arrivati a Varese venivano presi in
consegna dagli emissari dell'organizzazione e sistemati in
appartamenti, dislocati tra Varese, Cairate e Luvinate, dove le
donne, in ossequio alla regola musulmana, venivano
rigorosamente separate dagli uomini. Per il viaggio e per il falso
permesso ciascuno di loro sborsava in media 10 mila euro,
divisi in tranche: la prima veniva pagata nel paese d'origine, il
resto a rate nel paese "di accoglienza". I malcapitati
vivevano di espedienti, lavoretti saltuari e mal pagati, per poter
tirare avanti in attesa della agognata regolarizzazione. Per tutti
loro, in quanto hanno rilasciato dichiarazioni false per ottenere la
sanatoria, scatterà il decreto di espulsione.
(sopra da sinistra: il capo
della squadra mobile Franco
Novati, il procuratore Giovanni Pierantozzi e il tenente Enzo
Molinari del reparto operativo dei carabinieri )
L'indagine, coordinata
dal sostituto procuratore Francesco Paganini, è stata condotta
congiuntamente dalla squadra mobile di Varese e dal reparto
operativo dei carabinieri, anche se in origine erano due inchieste
distinte. I militari dell'Arma, infatti, stavano indagando su
un'aggressione avvenuta nel giugno dello scorso anno a Tradate. In
quell'occasione un cittadino pakistano era stato malmenato e
sfregiato. Si trattava di un chiaro avvertimento dell'organizzazione
per una rata non pagata. Quel primo episodio aveva portato
all'individuazione di tre pakistani, nelle cui abitazioni venivano
trovati documenti falsi, alcuni ancora non compilati e incompleti di
foto, pronti per essere utilizzati. Nel frattempo la squadra mobile
di Varese stava indagando su alcuni imprenditori edili, che avevano
presentato un numero abnorme di richieste di sanatoria, troppo alto
rispetto al volume della loro attività imprenditoriale. Le due
indagini si sono così incrociate, portando alla scoperta
dell'intera organizzazione, in cui i tre italiani avevano un ruolo
organico, tutt'altro che marginale. Gli inquirenti, inoltre,
escludono che tra gli ingressi clandestini ci siano sospetti
terroristi.
«Questa brillante operazione congiunta - ha commentato il
procuratore della Repubblica, Giovanni Pierantozzi - smentisce per
l'ennesima volta la diceria che Polizia e Carabinieri si
muovano sempre separatamente».
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