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(01.06.2007)
Tra i ragazzi partecipanti e relatori al
primo Congresso mondiale contro il lavoro minorile c'era anche
Laura Rubio, 13 anni, colombiana, che lavora da quando ne aveva
sette e oggi è membro del sindacato dei bambini lavoratori nel suo
paese, la Confederaciòn General de Trabajadores Democraticos.
Porterà la sua testimonianza anche al convegno sul lavoro minorile
in programma sabato 15 maggio a Gallarate.
«Tuttora sono una studente-lavoratrice - cosi esordisce e si
definisce Laura Rubio - ho iniziato a lavorare sei anni fa, aiutavo
mia madre a vendere i biglietti della lotteria. Mi svegliavo alle
sei di mattina e lavoravo fino alle 11. Poi ho avuto contatti con il
sindacato dei lavoratori, che mi ha permesso di frequentare anche la
scuola. Oggi lavoro la mattina, poi nel pomeriggio frequento la
scuola e la sera faccio i lavori domestici a casa. La vicinanza del
sindacato mi ha permesso di conoscere i diritti dei bambini e di
portarli a conoscenza di altri che lavorano e che ignorano tutto
questo».
Dalle parole di Laura trapela una maturità e un senso di
responsabilità che pochi giovani della sua età hanno, proprio di
chi ha dovuto e voluto crescere in fretta per salvarsi da una vita
di sacrifici, senza un futuro.
«Il gruppo organizzato di lavoratori, di cui faccio parte, sta
cercando di realizzare un progetto di corsi di formazione per i
genitori dei bambini che lavorano, in modo da prepararli a trovare
un lavoro e a guadagnare uno stipendio, in modo da non mandare più
i figli al lavoro. Ma la colpa spesso è dei datori di lavoro che
preferiscono prendere i bambini, perché li pagano meno e non hanno
la previdenza e fanno così concorrenza ai loro stessi genitori.
La nostra organizzazione inoltre sta facendo pressioni sul governo,
perché nel nostro paese venga istituito l'obbligo scolastico e
sconfitto così il lavoro minorile».
Dopo aver sottolineato l'importanza del Congresso di Firenze, che ha
dato la possibilità a molto ragazzi di prendere la parola e
raccontare esperienze anche drammatiche di cui non si parla mai,
lancia anche una pesante condanna: «I governi e e nazioni, in
particolare quelli più ricchi, investono molte risorse per gli
armamenti per le guerre, anziché garantire l'istruzione gratuita ai
bambini. Devono fornire tutto quanto è necessario perché possano
vivere proteggendo i loro diritti. I governi devono sanzionare
penalmente il lavoro minorile, ma non criminalizzare i bambini. Loro
sono le vittime».
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